L’email marketing resta, dati alla mano, uno dei canali con il miglior ritorno sull’investimento tra tutti gli strumenti di marketing digitale — eppure molte piccole attività non lo usano affatto, pensando richieda budget o competenze che non hanno. In realtà si può iniziare in modo semplice ed efficace, anche da zero.
Perché l’email batte spesso i social
Sui social, un post raggiunge solo una piccola percentuale di chi ti segue, decisa dall’algoritmo della piattaforma — e puoi perdere l’accesso al tuo pubblico da un giorno all’altro se cambiano le regole. Una lista email, invece, è tua: nessun algoritmo decide se e quando il messaggio arriva a chi si è iscritto.
Come iniziare a costruire una lista (senza spendere nulla)
- Modulo di iscrizione sul sito: anche solo “Iscriviti per ricevere offerte e novità” in un punto visibile del sito.
- Al momento dell’acquisto o della prenotazione: chiedi (nel rispetto della privacy) se il cliente vuole restare aggiornato.
- Un piccolo incentivo: uno sconto per il primo acquisto, una guida gratuita, un contenuto utile in cambio dell’iscrizione — aumenta sensibilmente il tasso di iscrizione.
Gli strumenti giusti per iniziare
Servizi come Mailchimp, Brevo o MailerLite offrono piani gratuiti fino a un certo numero di iscritti, con editor visuali semplici da usare senza competenze tecniche. Per una piccola attività che inizia, questi piani gratuiti sono più che sufficienti per i primi mesi.
Cosa inviare (e con che frequenza)
Non serve scrivere ogni giorno. Una cadenza di una o due email al mese, con contenuto realmente utile o interessante — non solo promozioni — mantiene la lista attiva senza risultare invadente. Un buon equilibrio: 70% contenuto utile o interessante, 30% offerte dirette.
L’errore più comune: comprare liste di contatti
Comprare liste email è controproducente e, in molti casi, illegale secondo le normative sulla privacy (GDPR in Europa). Oltre al rischio legale, l’invio a persone che non hanno mai richiesto di ricevere comunicazioni genera tassi altissimi di spam e danneggia la reputazione del mittente presso i provider email, rendendo più difficile raggiungere anche i contatti legittimi in futuro.
Misurare cosa funziona
I dati principali da controllare sono il tasso di apertura (quante persone aprono l’email) e il tasso di click (quante cliccano un link dentro). Se il tasso di apertura è basso, probabilmente serve lavorare sull’oggetto dell’email; se il tasso di click è basso nonostante buone aperture, il problema è più nel contenuto o nella call-to-action.
Un dettaglio tecnico da non trascurare
Configurare correttamente i record SPF, DKIM e DMARC del dominio (impostazioni tecniche che autenticano le tue email) riduce drasticamente il rischio che i tuoi messaggi finiscano nello spam. È un intervento tecnico una tantum, spesso trascurato, che fa una differenza enorme sulla percentuale di email che arrivano davvero a destinazione.
Se vuoi capire come integrare l’email marketing con il tuo sito attuale, scrivimi: valutiamo insieme la soluzione più adatta alla tua attività.


Add a Comment