“Mi serve una landing page” è una richiesta che ricevo spesso, e nella metà dei casi chi la fa intende in realtà una homepage più curata. Sono due cose diverse, con obiettivi diversi, e confonderle è il motivo per cui molte campagne pubblicitarie rendono meno di quanto potrebbero.
La differenza in una frase
La homepage serve a orientare: accoglie persone arrivate per motivi diversi e le smista verso la sezione giusta. Una landing page serve a far compiere una singola azione a un pubblico che è arrivato lì per un motivo preciso, di solito da un annuncio, da un’email o da un QR code.
Da questa differenza discende tutto il resto: la homepage ha molte uscite, la landing ne ha una sola.
Quando serve davvero
- Stai facendo pubblicità a pagamento su Google o sui social. Mandare il traffico a pagamento sulla homepage è il modo più comune di sprecare budget: la persona ha cliccato su una promessa specifica e va portata su una pagina che la mantiene.
- Promuovi un singolo servizio o una singola offerta, distinta dal resto di quello che fai.
- Raccogli iscrizioni a un evento, a un corso, a una lista email.
- Vuoi testare una proposta prima di costruirci intorno un’intera sezione di sito.
Se invece l’obiettivo è raccontare chi sei e cosa fai, quella è una homepage o una pagina servizi, e va progettata con criteri diversi.
Anatomia di una landing che converte
- Una promessa chiara nella prima schermata. Chi arriva deve capire in pochi secondi cosa offri, a chi serve e cosa deve fare. Se il titolo potrebbe stare sul sito di un tuo concorrente senza cambiare una parola, è troppo generico.
- Coerenza con l’annuncio da cui arrivano. Le parole del titolo dovrebbero riprendere quelle dell’annuncio: è il segnale che la persona è nel posto giusto e riduce moltissimo l’abbandono immediato.
- Prove concrete. Recensioni con nome e contesto, numeri verificabili, foto di lavori reali. Le frasi celebrative senza riscontri non spostano nulla.
- Le obiezioni, affrontate esplicitamente. Quanto costa, quanto tempo serve, cosa succede dopo l’invio del modulo. Nascondere il prezzo aumenta i contatti, ma quasi sempre contatti sbagliati, che ti costano tempo.
- Una sola chiamata all’azione, ripetuta. Lo stesso pulsante, con lo stesso testo, due o tre volte lungo la pagina. Non alternare “chiamami”, “scrivimi” e “scarica la guida”: ogni scelta in più abbassa la conversione.
- Un modulo corto. Ogni campo aggiuntivo costa contatti. Nome, contatto e una riga libera bastano quasi sempre: il resto lo chiedi dopo, quando la conversazione è già iniziata.
Gli errori che vedo più spesso
- Il menu di navigazione completo in cima. Su una landing è una fila di vie di fuga. Se serve una navigazione, che sia minima: logo e contatto.
- Chiamata all’azione generica. “Invia” e “Scopri di più” rendono meno di “Richiedi un preventivo gratuito” o “Prenota una chiamata di 15 minuti”.
- Tutto il contenuto sotto la piega. Il pulsante principale deve essere raggiungibile subito, non solo dopo tre schermate di racconto.
- Pagina lenta. Chi arriva da un annuncio su rete mobile ha una pazienza molto ridotta: qualche secondo di attesa cancella il budget speso per portarlo lì.
- Nessuna versione mobile pensata davvero. La maggior parte del traffico pubblicitario arriva da telefono: la landing va progettata prima per quello schermo.
Come capire se funziona
L’unica metrica che conta è il tasso di conversione: quante persone su cento compiono l’azione richiesta. Il traffico, il tempo di permanenza e le visualizzazioni non dicono nulla su una pagina che ha un solo scopo. Per misurarlo servono due cose: un evento registrato all’invio del modulo e una pagina di ringraziamento distinta, così ogni conversione è tracciabile in modo affidabile.
Un riferimento onesto: per i servizi locali un tasso tra il 2% e il 5% è normale, sopra il 10% è ottimo. Se sei sotto l’1% il problema è quasi sempre nella coerenza tra annuncio e pagina, non nella grafica.
Landing page e posizionamento su Google
Una landing pensata per la pubblicità non è quasi mai una buona pagina per il posizionamento organico: è corta, ripetitiva e costruita per una sola azione. Se vuoi farti trovare su Google per quel servizio serve una pagina servizio distinta, con contenuti più ampi. Sono due strumenti complementari, non alternativi, e vanno tenuti separati.


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